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Lampadari Antichi - Agrigento

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Lampadari antichi: dalle origini ai giorni nostri

Nell’ antichità e per molti secoli, i  lampadari erano considerati da un lato una forma di illuminazione (e quindi da un punto di vista pratico molto utili), dall’altro,  simbolo di bellezza, eleganza e classe che esprimeva la ricchezza, lo sfarzo ed il potere  delle persone che abitavano nella casa in cui i lampadari avevano una grande importanza.

Ma come erano composti i primi lampadari?

Si hanno prime notizie di  lampadari antichi, o meglio dei cosiddetti lampadari “primitivi”, in epoca romana: qui, si utilizzavano comunque lampadari molto rudimentali, che funzionavano sostanzialmente  ad olio, petrolio, grassi animali . Qui, naturalmente, lo sfarzo aveva poco a che fare con i lampadari, che invece fungevano molto da aiuto per illuminare le case dei romani di notte, quando calava il sole ed era comunque necessario proseguire le attività quotidiane.

In realtà, questi erano lampadari semplici e come abbiamo detto molto primitivi:  i primi veri e propri lampadari antichi si ebbero a partire dal  Medioevo, realizzati in  legno  e  metallo  e sospesi al soffitto. Si ha prova di questi lampadari principalmente nei Palazzi Reali e nei castelli, dove non avevano più solo la connotazione pratica ed utile, ma spesso anche quella iconica e figurativa.

Tuttavia, da quando i lampadari iniziarono la loro diffusione, ed in particolare ciò avvenne soprattutto  nel Settecento, vi fu una sempre maggiore ricerca di estetica che avrebbe dovuto combinarsi con la praticità del lampadario: abbiamo prove di  lampadari in ferro ed  ottone con più livelli, allo scopo di incentivare un maggiore numero di luci (e questo ben si combinava con un’ideale pratico del lampadario), ma anche prove di decorazioni e uso di materiali pregiati e costosi, come  argento, legno dorato e bronzo .

La prima apparizione di  lampadari lavorati in metallo fu in Olanda e Germania durante il XV secolo: esso era per lo più composto di ottone lucido ed argento, con balaustra e steli lavorati, in uno stile che ebbe una grande diffusione per molti secoli. Da un lato, semplicità e design essenziale, tipica dell’epoca puritana inglese, dall’altro la ricerca di decorazioni in bronzo dorato e metalli pregiati soprattutto in Francia, nel rispetto di una ricerca di estetica e bellezza sempre più imponente.

Fu invece a partire dal XVI secolo che per i lampadari si iniziò ad utilizzare il  cristallo di rocca, una trasparente forma di quarzo (che infatti prende anche il nome di quarzo ialino), il quale veniva particolarmente apprezzato per la sua bellezza e per la notevole capacità di rifrangere la luce per mezzo della sua trasparenza, lucidità e striature. Queste caratteristiche resero l’uso del cristallo di quarzo molto apprezzato e diffuso, più di molti altri materiali: la sua diffusione avvenne soprattutto ed inevitabilmente in Francia, nel 1697, alla corte di Luigi XIV.

Un’alternativa a questo elegante cristallo si sviluppò a partire dal 1676, con l’invenzione del cristallo al piombo, di George Ravenscroft in Inghilterra: questo cristallo non solo era facile da tagliare, ma aveva anche delle proprietà di rifrazione della luce molto interessanti che via via iniziarono a soppiantare il classico cristallo di rocca tanto da accentuare la produzione di lampadari con cristallo al piombo per i secoli XVIII e XIX.

Francia ed Inghilterra diventano vera e propria patria dei lampadari ed è in queste nazioni che si producono migliaia di lampadari differenti, con disegni e forme che hanno dell’incredibile.

Tuttavia, a partire dal  novecento i lampadari si trasformano ancora: dalla ricerca di estetica e classe, si passa alla ricerca di praticità, disegnando lampadari sempre più essenziali e minimalisti.


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